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| La Storia | |
Urbs Salvia, città della Regio V (Picenum),
venne verosimilmente fondata nella prima metà del I secolo a.C.,
in un sito dove, almeno sinora, non si sono trovate tracce di
insediamenti precedenti al periodo romano, sebbene tutto il
territorio circostante sia ricco di presenze picene; come si
verifica spesso in ambiente romano, la sua nascita va messa in
relazione con la particolare posizione topografica del luogo,
costituita dall'incrocio di due importanti strade, quella che
univa Firmum (Fermo) a Septempeda (San Severino
Marche) e quella che conduceva da
Asculum
(Ascoli) attraverso Ricina (Villa Potenza) ad Auximum
(Osimo).
Municipio in epoca repubblicana ed in seguito, probabilmente sotto Augusto, colonia; era iscritta nella tribù Velina; due grandi iscrizioni rinvenute durante lo scavo dell'Anfiteatro, presso i muri esterni, confermano lo statuto coloniale.
Il periodo del suo massimo fulgore si situa
alla prima metà del I sec. a.C., quando importanti discendenti
di famiglie originarie del territorio di Urbs Salvia che
avevano raggiunto ragguardevoli magistrature in Roma,
contribuirono con consistenti doni allo sviluppo monumentale
della città.
Dopo la distruzione ad opera dei
barbari nel V sec. d.C., venne abbandonata e l'abitato si
spostò, per ovvi motivi di difesa, sulla sommità della collina,
nel luogo occupato dall'attuale Urbisaglia. Questa mancata
sovrapposizione dell'insediamento più recente a
quello romano, l'utilizzazione non sistematica della
città antica come cava di pietra veniente, uno sfruttamento
agricolo tardivo della zona hanno fatto sì che Urbs Salvia
giungesse al tempo attuale come il complesso archeologico più
importante delle Marche, in un paesaggio ancor oggi non molto
dissimile da quello antico.
Urbisaglia fu fondata dai superstiti della città romana distrutta, che si insediarono sulle alture circostanti dando origine al Castro di Orbesallia.
Nel XII secolo fu dominata dagli
Abbracciamonte. Gualtiero Abbracciamonte nel 1195 cedette
Villamagna a Matteo e Forte Offone. Questo
atto fu la causa di tutti i mali futuri.
Nel 1199 Matteo e Forte Offone cedettero Villamagna a Tolentino.
Gualtiero, nel 1213 cedette a Tolentino anche la sua parte di
diritti sul castello di Urbisaglia.
La malattia delle cessioni a
Tolentino fu ereditaria. Come Gualtiero, anche suo figlio Rosso
nel 1251 e il figlio di lui Rosso nel 1290, e poi Gualtiero nel
1293, e ancora Silimbene di Marino nel 1296 cedettero a varie
riprese i diritti sul castello.
L'opera di asservimento fu compiuta da Fildesmido.
La grande Urbisaglia, sotto il
dominio tolentinate si ridusse in pessime condizioni. Testimone
di questo decadimento fu Dante, che così si esprimeva nel XVI
canto del Paradiso:
Se tu riguardi Luni ed Urbisaglia
Come sono ite, e come se ne vanno
Di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia,
Udir come le schiatte si disfanno
Non ti parrà nuova cosa né forte,
Poscia che le cittadi termine hanno.
Per quasi un secolo e mezzo gli urbisagliesi sopportarono la tirannia tolentinate, finché, intorno al 1436, andarono sotto la signoria più accettabile di Elena Tomacelli, nipote di Bonifacio IX, moglie di Taliano Furlano, capitano di ventura.
Terminata nelle Marche la signoria di Francesco Sforza, di cui Furlano era stato capitano, gli urbisagliesi, con breve del di Eugenio IV del 24 dicembre 1466, ritornarono sotto la dipendenza da Tolentino. Questa continuò (con alterne vicende) fino al 1569, quando il nobile maceratese Giulio Fedeli potè prendere possesso di Urbisaglia in nome della Camera Apostolica.
Nel 1696 arrivò finalmente la pace tra definitiva tra urbisagliesi e tolentinati.
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