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La tipologia architettonica della Rocca di
Senigallia costituisce un modello caratteristico di fortilizio
militare definitile nell'ambito delle rocche di pianura.
Queste nascono, nella loro accezione e forma quattrocentesca, per
ragioni eminentemente di deterrente militare e presidio simbolico
degli interessi delle locali signorie, non strettamente legate
all'evoluzione di un insediamento di matrice demografico -
economica nel territorio ma come avamposto isolato in
localizzazioni periferiche dell'abitato, spesso ai vertici di
cinte urbiche come ricetto preminente e talvolta residenza del
Signore locale.
La loro conformazione è funzionale all'orografia pianeggiante
del luogo che consente forme regolari e simmetriche.
Esse si caratterizzano infatti per
planimetrie quadrangolari con torrioni cilindrici incastonati ai
vertici a circa un terzo del loro diametro, solitamente di
dimensione omogenea.
Esse rappresentano l'evoluzione rinascimentale del modello
medievale del recinto con torre, a presidio delle principali vie
di fondovalle, di bacini fluviali o del litorale, le cui
preesistenze come nel caso marchigiano-romagnolo spesso venivano
inglobate al loro interno.
La ricorrente presenza di ampie corti interne, oltre a
sottolineare necessità distributive e di illuminazione interna
legate alla compresente funzione residenziale, consentiva, in
funzione di piazza d'armi, l'acquartieramento e la movimentazione
di consistenti guarnigioni in caso di lunghi assedi.
Nella fase evolutiva della pratica fortificatoria e della
balistica, nella seconda metà del XV secolo, si procede anche in
queste rocche al pareggiamento delle emergenze dei masti antichi,
delle torri angolari e dei merli, oramai inutili, alla quota
delle cortine murarie di raccordo, per difenderle dalla nuova
potenza delle artiglierie.
Le vicende architettoniche
La rocca, come oggi
possiamo vederla, rappresenta il prodotto di una sovrapposizione
più che bimillenaria di successivi interventi fortificatori
succedutisi pressoché sullo stesso sedime litoraneo, a conferma
del valore strategico del luogo prescelto: fra la foce del fiume
Misa (già Nevola) e del torrente Penna (oggi interrato). Seppure
quella prevalente sia attualmente la sua configurazione
tardoquattrocentesca, nella rocca possono identificarsi almeno quattro
fasi costruttive.
La prima fase viene fatta risalire al periodo successivo alla fondazione da parte dei Romani della Sena Gallica (circa 280 a.C.), prima colonia adriatica, della quale rimangono parziali resti in massicci blocchi tufacei (vaganti ma parte di una struttura il cui piano di posa è stato identificato a circa tre metri di profondità) visibili nella parete nord-ovest della corte.
Alla seconda fase appartiene il basamento intatto della torre medievale quadrangolare visibile nel lato nord-est, edificata in conci calcarei isodomi di ottima ed elegante fattura, poi inglobata nel cassero o rocchetta trecentesca voluta dal cardinale Egidio Albornòz a cavaliere d'angolo di due cortine delle mura urbiche (1363-67 ca.) che forse rimase incompiuta.
Pandolfo III Malatesta ottiene la signoria di
Senigallia dopo il 1385, inaugurando il dominio alterno della sua
famiglia sulla città che si evidenzierà nell'opera di Sigismondo
Pandolfo a partire dal 1445.
La rocca senigalliese nel periodo malatestiano (terza fase)
assume la sua conformazione più ampia: a forma quadrangolare con
bastioni rettangolari ai vertici, cortine laterizie a piombo con
beccatelli e merli ghibellini, i cui resti sono oggi resi
visibili dai recenti restauri che ci mostrano la fortificazione
inscritta nel perimetro attuale. La rocca malatestiana ebbe a sua
volta una successiva ristrutturazione, attuata da Sigismondo, a
partire dall'Anno Santo del 1450, nell'ambito del suo complessivo piano di riedificazione,
ripopolamento e ristrutturazione urbanistica e militare della
città sulla base delle preesistenze romane.
In questo intervento venne operata la foderatura dei baluardi
angolari della rocca mediante conci sagomati di arenaria per
fornirla dell'oramai ineludibile scarpatura obliqua atta a
deviare il tiro dai sempre più offensivi calibri da fuoco.
Questo riadattamento, oggi ben visibile nei sotterranei, venne
realizzato molto probabilmente su progetto dell'ingegnere Giovanni
di Sant'Arcangelo di Romagna, chiamato da Sigismondo
nell'ottobre del 1554 a verificare le nuove fortificazioni ed
eseguito da M. Antonio da Vercelli e da Baroccio da
Fano.
Morto Sigismondo nel 1468, Giovanni della
Rovere diviene signore
di Senigallia e Vicario del Papa nel 1474, nel 1475 diviene Duca
di Sora e Prefetto di Roma.
Attendendo all'aggiornamento militare delle fortificazioni
cittadine sotto la pressione del pericolo delle incursioni
turchesche, Giovanni si rivolse all'architetto dalmata Luciano
Laurana per la creazione di un fossato perimetrale alla
rocca, allagabile dalle acque salmastre, collegato alla
terraferma da un pontile in muratura e sezionato da un ponte
levatoio.
L'architetto mori nel 1479 senza aver completato la
ristrutturazione militare della rocca ma avendo probabilmente
progettato la sistemazione a residenza del nucleo centrale, dove
il Duca venne ad abitare nel 1480 come sua prima residenza
provvisoria in città.
Questa realizzazione venne
portata a compimento dall'architetto fiorentino Baccio
Pontelli che interpretò il progetto del Laurana eseguendo
nel suo stile le finestre ed il fregio corrente di stile urbinate
affacciantesi sul cortile, parte delle cornici e delle
decorazioni dei saloni interni e la profonda scala a chiocciola
che fu posta a snodo e servizio nella gola del torrione nord.
A partire dal 1480 il Pontelli progettò e realizzò la nuova
rocca, inglobando il perimetro di quella malatestiana con nuove
cortine terrapienate e quattro torrioni cilindrici angolari e
scarpati (realizzati nell'ordine: nord ed est, verso mare, ovest
e sud verso terra), posti sul medesimo filo dei parapetti secondo
i nuovi dettami balistici, sorretti da eleganti beccatelli
lapidei decorati con frapposte caditoie per la difesa piombante e
troniere per la difesa radente.
Il doppio cordone lapideo a toro e le proporzioni dei torrioni
(oggi in parte interrati) confermano lo stile del Pontelli che
lavorò per il Duca anche nel Convento di S. Maria delle Grazie.
L'interno della rocca
L'interno della rocca presenta, nella sua
parte centrale, tre livelli residenziali serviti da una scala a
due rampe con accesso dal cortile: quello più basso adibito alla
guarnigione ed agli ufficiali, nel 1508 ospitò la Scuola dei
Bombardieri voluta da Guidubaldo Il nel 1553. I locali superiori
erano adibiti alla rappresentanza (tre saloni) e residenza del
Duca. Il locale oggi adibito a cappella risale al periodo della
devoluzione del Ducato urbinate alla Chiesa (dopo il 1631).
Altri locali sotterranei, già sede delle cannoniere, vennero
allora adibiti a carcere di rigore, la cui efficacia punitiva era
esaltata dalla forte umidità di risalita, che nelle stagione
invernale giungeva ad allagare i pavimenti.
La cappella di corte quattrocentesca, a
pianta quadrilatera, è invece voltata a calotta con cuffie a
conchiglia nei raccordi d'angolo e putti, con decori scultorei
che ricordano quelli degli artisti lombardi nel Palazzo Ducale di
Urbino.
La struttura militare era prevista autosufficiente in caso
d'assedio, essendo fornita di camino a fuoco, di depositi
sotterranei di derrate alimentari con granaio, ed infine di un
ampio serbatoio sotterraneo per la raccolta dell'acqua meteorica,
a forma di bulbo e posto nel cortile dove viene abbellito da una
vera da pozzo lapidea con gli stemmi di Giovanni della Rovere.
Fabio Mariano
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