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Più che di una leggenda, la Rocca di Sassocorvaro è stata protagonista di una storia vera, simile a
quelle raccontate da Le Carré o da Graham Greene. Nel corso
della seconda guerra mondiale, a partire dall'8 giugno 1940 e per
5 anni, 3 mesi e 8 giorni, la Rocca fu nascondiglio sicuro per
migliaia di capolavori dell' arte Italiana. Dai musei della
Regione, ma anche da Venezia, da Milano, da Roma e persino dall'
isola di Lagosta (Istria) arrivarono in gran segreto dipinti e
sculture, ceramiche e avori, vetri e bronzi, reperti archeologici
e arazzi, beni librari e spartiti musicali. La più grande
concentrazione di opere d'arte mai vista nella storia
dell'umanità viene nascosta e protetta dalla barbarie della
guerra per poi essere restituitasana e salva alle rispettive sedi
di origine. Scorrendo l'elenco dei capolavori salvati nella Rocca
(e, in parte, a Carpegna e Urbino) si incontrano nomi prestigiosi
di insigni maestri: Piero della Francesca, Mantegna, Giovanni
Bellini, Luca Signorelli, Pietro Perugino, Raffaello, Lorenzo
Lotto, Giorgione, Tiziano, Tintoretto, Veronese, Rubens, Tiepolo,
Guardi, Canaletto, Crivelli...
Coordinatore del salvataggio fu un giovane funzionario dello Stato, l'allora trentunenne soprintendente di Urbino Pasquale Rotondi, studioso insigne (tra l'altro, dirigerà in seguito l'Istituto Centrale del Restauro a Roma e sovrintenderà al restauro della Cappella Sistina) chiamato al ruolo inedito di 007.
Nel giugno 1996, a mezzo secolo dalla fine della guerra, la Rocca torna a ospitare idealmente i suoi capolavori con il progetto L'Arca dell'Arte culminante nella realizzazione di un museo che vive nel ricordo attivo di quelle pagine di storia leggendaria.
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