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La Necropoli di Novilara

La Necropoli di Novilara

Nel territorio a Nord di Ancona, Novilara resta, nonostante le scoperte dell'ultimo secolo, il centro più importante e più noto della facies archeologica dell'età del Ferro che convenzionalmente prende il nome di Civiltà Picena.

Storia delle ricerche: I primi scavi dei quali si abbia memoria furono effettuati nel 1873 (semiclandestinamente), nel fondo Servici, dal conte Dario Bonamini. Seguirono, dal 28 luglio 1892 al 9 giugno 1893, sistematiche campagne di scavo, condotte con fondi governativi sia nel territorio Servici che nel fondo adiacente di proprietà del parroco don Romolo Molaroni. Gli scavi furono ripresi nel 1912, ma i corredi funerari recuperati (una trentina) andarono in gran parte perduti nel 1944 a seguito del bombardamento che distrusse ad Ancona il Museo Archeologico Nazionale delle Marche. Quelli delle precedenti campagne di scavo (quasi 200), sono invece esposti a Pesaro nel Museo Oliveriano di via Mazza.

Caratteri generali e corredi delle tombe. Le oltre trecento tombe facevano parte di una vasta necropoli, databile tra la fine del IX e la metà del VI secolo a.c., della quale né l'articolazione interna né i confini sono ben definiti. Il tipo delle sepolture e la composizione dei corredi assegnano la necropoli di Novilara, come già anticipato, alla "Civiltà Picena", ma nulla dicono con ciò sulla identità etnica della popolazione locale. Del resto nella costa marchigiano-romagnola a nord di Ancona, il quadro etnico preromano doveva essere notevolmente articolato ed eterogeneo a causa di migrazioni di Siculi e Liburni, Umbri, Etruschi e Galli.

Come in genere nell'antichità, quasi tutte le tombe erano dotate di oggetti di corredo, posti sul fondo della fossa accanto al defunto. I corredi delle tombe di Novilara possono essere divisi, in via di prima approssimazione, fra quelli appartenenti alla prima Età del Ferro italiana (VIII secolo a.c.) e quelli più tardi del Periodo Orientalizzante (VII secolo a.c.) quando sono ormai avvertibili, anche nell'area medioadriatica, le innovazioni tipiche delle facies orientalizzanti tirreniche sviluppatesi in contatto della prima colonizzazione greca della Sicilia e dell'Italia meridionale.

I corredi dell'Età del Ferro sono piuttosto ridotti, costituiti in genere da due o tre elementi. Nelle tombe degli uomini notiamo la presenza di armi: punte di lancia, spade, pugnali e coltellacci a dorso ricurvo; gli elmi erano prerogativa dei capi militari. Altro oggetto da toeletta caratteristico era il rasoio di bronzo a lama lunata.
I corredi delle donne erano per la maggior parte costituiti da oggetti di abbigliamento e ornamento personale. Pendenti e placchette in osso e ambra, perle di pasta vitrea blu, gialla o bianca, formavano collane anche a più giri.

Dalla seconda metà dell'VII secolo a.c. i corredi funerari assumono maggiore consistenza e rendono così più trasparente la diversa ricchezza delle famiglie, facendo di conseguenza meglio emergere le differenze sociali esistenti all'interno della comunità. Degli oggetti presenti nelle tombe alcuni sono di sicura importazione (come gli amuleti egittizzanti in pasta vitrea) altri si ispirano alle nuove mode orientalizzanti diffuse dai coloni greci (arredi, utensili e vasellame per banchetto).

 

Le Stele

Tra i documenti più significativi della civiltà di Novilara vanno sicuramente annoverate le stele, fino ad ora nove se si comprendono anche i frammenti: si tratta di lastre in arenaria locale, generalmente di forma rettangolare, decorate a incisione sia con motivi geometrici sia con scene figurate. Particolarmente significative le due stele conservate rispettivamente al Museo Preistorico Pigorini di Roma e ai Musei Oliveriani di Pesaro. Nella prima è raffigurata in basso una scena di caccia e in alto un combattimento. Nella seconda una grande nave a vela dispiegata con i rematori in azione e, in basso, uno scontro navale tra le due imbarcazioni più piccole.

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