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Il museo comprende armi portatili,
artiglierie, armature e parti di esse, accessori
all'equipaggiamento militare (staffe, speroni, etc.), ma anche
materiale iconografico, ingegni e marchingegni.
Tra le bocche da fuoco, un grosso cannone su affusto navale è sistemato nella cosiddetta polveriera, come anche altre artiglierie portatili e semiportatili; tra esse ricorderemo un girifalco a miccia, un archibugio da postazione con affusto che ne permetteva un agevole brandeggio, un cannoncino in bronzo con alcune decorazioni, una bombardella manesca, ed anche una serie di palle di cannone di vario calibro, oltre ad altre bocche da fuoco. Sono visibili nel medesimo ambiente anche armi inastate propriamente dette, ad armi-attrezzo (o arnesi bivalenti), tipici del contado e dei villani che, al momento del bisogno, ricorrevano agli attrezzi d'uso quotidiano, per munirsi di un'arma che, se ben manovrata, si rivelava micidiale. Ne menzioneremo una per tutte, la ronca inastata.
Di precipuo uso per la cura delle piante, poteva servire egregiamente per disarcionare un cavaliere; usando l'adunco rostro, si poteva infatti recidere i garretti del cavallo venuto a tiro. In tal modo cavallo e cavaliere finivano rovinosamente a terra ristabilendosi in tal modo una certa parità e, forse, una superiorità tra l'uomo a piedi quasi inerme, e l'uomo a cavallo equipaggiato e armato di tutto punto. Anzi, con buona probabilità, il cavaliere una volta atterrato poteva essere facilmente aggredito dal villano che, gettata la ronca ("arma segreta", ma non troppo), avrebbe avuto facilmente ragione di chi, impacciato dall'armatura e tramortito dalla caduta, rimaneva in balia del pedone.
Nella Torre del Pozzo, erano sistemate tre artiglierie con possibilità di piazzarne una quarta in una finestra situata al di sopra della postierla di sortita. In tal guisa si poteva effettuare la difesa della ponticella pedonale che, in ogni caso, era tutelata dalle piombatoie poste sulla sommità della torre in questione.
In una delle troniere è sistemata una bocca da fuoco cinquecentesca mentre, quasi al centro dell'ambiente, è ubicato il pozzo già citato. Un ingegno ligneo per calare ed issare il secchio ricostruisce presumibilmente il sistema originario di funzionamento del pozzo.
Una nutrita pila di palle da cannone in
ferro correda l'armamento della torre.
Uscendo nel cortile d'armi, si notano anzitutto alcune grosse palle in pietra da bombarda mentre, sul basamento in muratura su cui poggia la scala posticcia che conduce al mastio, è sistemata una "gogna", antico strumento di punizione.
Il mastio, è suddiviso in cinque piani. li piano rialzato, in cui si accede dal cortile d'armi, ospita la stanza della tortura. In essa è possibile vedere la corda appesa al soffitto per la "Strappata" (i pesi in pietra venivano applicati alle caviglie dei malcapitati), mentre in un angolo un braciere e varie tenaglie testimoniano i sistemi atroci con cui si estorceva la "verità" agli inquisiti. Ceppo e scure mettevano fine ai tormenti dei rei confessi, a meno che non si dovesse procedere alla mutilazione di qualche arto. In tal caso venivano adoperate mannaie di dimensioni ridotte, rispetto a quella da giustizia.
Un cartello ai visitatori vuol richiamare la triste attualità della tortura che, lungi dall'essere ricordo dei secoli bui, è tristissima realtà quotidiana! In posizione sovrastante alla camera di tortura si trova una stanza non aperta al pubblico, almeno per ora.
Il terzo piano è raggiungibile dalla scala in ferro la cui prima rampa riparte dal cortile d'armi, per fiancheggiare la cortina protetta dalla torre di guardia.
La presunta Sala del Castellano (o Podestà), contiene alcune vetrine in cui sono esposte armature e parti di esse. Tra i pezzi più rari si possono annoverare una celatina da balestriere della prima metà del quattrocento, un corsaletto italiano della prima metà del cinquecento, una bella borgognotta tedesca a cresta alta del Sec. XVI.
Ma vi sono anche schienali, pettorali, elmi chiusi, morioni, taschetti da archibugiere, e parti di armatura.
Nel quarto piano troviamo altre vetrine. Alcune di esse conservano interessanti reperti in ferro di varia epoca e funzione. Staffe, speroni, scuri, armi bianche, pomi di spada, manette costituiscono un diversificato campionario di strumenti ed accessori dei secoli passati.
Rara ed interessante una bella spada da cerimonia di stile neo-gotico, reca la data fatidica 1799.
i testi delle pagine "La
Rocca", "Museo delle Armi" e "La Storia"
relative ad Offagna sono tratti da:
Avv.
Maurizio Mauro, "Castelli rocche torri cinte
fortificate delle Marche" vol. I, Adriapress -
Ravenna
Avv. Maurizio Mauro, "Rocche e Bombarde",
Adriapress - Ravenna
Avv. Maurizio Mauro - Sergio Squadroni, "Rocche e
armati nell'Anconitano", Marcelli
