HTTP/1.1 200 OK Server: Microsoft-IIS/5.0 Date: Sun, 21 Mar 2010 03:06:03 GMT IISExport: This web site was exported using IIS Export v3.0 X-Powered-By: ASP.NET Connection: close Content-Type: text/html
![]() |
|
Sorta agli inizi del secondo millennio, in seguito al diffuso fenomeno dell'incastellamento, Corinaldo tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo si costituisce in libero comune.
Nel 1220, dopo aver combattuto l'anno precedente
contro la città di Cagli, Ugo di Cortesonno, console del
castello, sottoscrive a nome dell'università corinaldese l'atto
di Pace che pone fine alle ostilità tra i due centri. Nel 1248
entra nell'orbita della città di jesi, stipulando con essa un
trattato di alleanza e sottomissione. Durante il secolo
parteggia, alternativamente, per la fazione guelfa o per quella
ghibellina, così nel 1265 viene invitata, dal rettore
pontificio, a discolparsi per aver aderito al partito di
Manfredi, mentre nel 1291 il Papa Nicolò IV legittima
l'autorità comunale concedendole ampi privilegi. Nel trecento,
dopo oltre un secolo di libertà comunali, nasce il governo
signorile. L'inizio del secolo è segnato dalla burrascosa
prevalenza ghibellina, poi, dal 1326 e per quindici anni,
Corinaldo è sotto la signoria guelfa di Uguzio Muczoli e Lello
Ribaldi. Tra il 1341 e il 1350 circa, torna ad essere libero
comune di parte guelfa, quindi è tenuta dal ghibellino Nicolò
di Boscareto, a causa del quale è distrutta, nel luglio del
1360, dall'esercito pontificio agli ordini di Galeotto Malatesta.
Dell'1 I ottobre 1367 è la bolla di Urbano V che autorizza la
ricostruzione del castello. Corinaldo passa quindi da un signore
all'altro. Fino al 1383 è governata da Nicolò Spinelli, nel
1389 è occupata con la forza delle armi da Pandolfo Malatesta,
che la contende ai Montefeltro ghibellini, infine nel 1399 Bonifacio IX la concede
definitivamente ai Malatesta. Questi la tengono per trent'anni allorché i
corinaldesi riscattano con il denaro la loro libertà, ponendosi,
come libero comune, sotto il dominio della Chiesa. Intanto nel
1416 e nel 1432 Corinaldo respinge gli assedi di Braccio da
Montone e di Sante Garelli, ma, nel 1439, deve arrendersi di
fronte alle ingenti forze di Francesco Sforza che vi manda il Cattabriga. Egli instaura una
signoria violenta e tirannica che dura nove anni, fino a quando i
corinaldesi cacciano il tiranno e tornano alla Santa Sede, con la
quale sottoscrivono alcuni capitoli che confermano l'autonomia
politica e militare del comune, retto successivamente da un
governo non più popolare, come nel passato, ma di tipo
aristocratico. Dopo due secoli e mezzo di guerre e violenti
scontri da questo momento Corinaldo vivrà in pace. Solo nel 1517
sostiene vittoriosamente l'assedio portato alle sue mura da
Francesco Maria I della Rovere, in
guerra per riconquistare lo Stato d'Urbino a lui tolto dal
pontefice Leone X Medici e assegnato a suo nipote Lorenzo. Per
tale fatto Corinaldo viene elevata, dal medesimo papa, nel
dicembre successivo, al rango di città, dignità confermatale da
Pio VI il 20 giugno 1786.
