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E' antica storia che i Corinaldesi usassero fare la "polenta nel pozzo".
La verità è che, in tempi ormai lontani, un contadino saliva la bellissima, quanto lunga, scalinata del paese con un sacco di farina di granoturco sulle spalle. Giunto alla fine dei 110 gradini, sfinito, appoggiò il sacco sul bordo del pozzo situato in quel punto per riprendere fiato.
Per colmo di sfortuna il sacco si scucì e tutta la farina finì nell'acqua all'interno del pozzo stesso. La diceria che voleva far passare i Corinaldesi come "picchiatelli polentai" superò in breve i confini dell'intera regione.
Da picchiatelli a geniali il passo è breve. La simpatica storiella ha dato lo spunto alla annuale rievocazione storica in costume che ha luogo una domenica di luglio tra fiumi di sincero Verdicchio e ghiotte specialità. Il tutto si conclude, tradizionalmente, con luminarie e canti.
Il Cannone di Fico
La rivalità tra Corinaldo e Montenovo durava ormai da tempo, con le campane e tutto il resto. Poiché i corinaldesi volevano sempre primeggiare trovarono un'idea geniale. Presero un tronco di fico, lo scavarono e ne fecero un cannone. Il giorno dello sparo si radunarono sulle mura tutti i cittadini per assistere alla caduta di Montenovo. I sette più coraggiosi reggevano il cannone mentre il comandante dava fuoco alla miccia. Si udì un tremendo boato e quando il fumo si diradò, i sette erano a terra privi di vita. Il comandante esclamò: "Il cannone ha sparato forte, tanto forte che qui ne sono morti sette: pensate un po' quanti ne avrà uccisi a Montenovo".
Oggi il cannone di fico spara ancora nella rievocazione del "Pozzo della Polenta"
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