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La storia affonda le radici oltre il neolitico, come attestano le frequenti tracce che s'incontrano nel territorio. Alleata di Roma nella seconda guerra sannitica, Camerino concluse con la città eterna un aequum foedus (309 a.C.), che è ricordato da Livio e definito da Cicerone sanctissimum atque aequissimum. Nella seconda guerra punica il console Caio Mario, dopo aver ammirato il coraggio delle coorti camerti ancora una volta accorse in aiuto di Roma, ne esaltò il valore onorandole della cittadinanza romana (101 a.C.).
Passata al rango di colonia durante
l'impero, Camerino divenne sede vescovile forse già dal IV
secolo (il primo documento risale al 465), derivandone un'ampia
giurisdizione ecclesiastica per oltre un millennio, ridotta
soltanto a cominciare dai primi del '300 per la creazione di
nuove diocesi.
A seguito della riforma provinciale carolingia, divenne capoluogo dell'omonima Marca, che si estendeva dagli Appennini al mare. Sotto i re d'Italia ebbe notevole parte nelle burrascose vicende di quei tempi. Comune e roccaforte guelfa, fu sede della Legazione pontificia della Marca (1240), motivo per cui subì l'assedio e la distruzione delle truppe di Manfredi, condotte da Percivalle Doria (1259).
Risorse per l'iniziativa della
famiglia dei Da Varano, che, con brevi intervalli, ne resse le
sorti dalla seconda metà del 1200 fino al 1539.
La signoria di Giulio
Cesare da Varano (1464-1502) segna il massimo splendore della
città. La grandezza del signore di Camerino non si esplicò
soltanto nelle imprese militari e nella saggezza amministrativa,
ma anche nel mecenatismo.
Narra il Lili che dopo il 1468
Giulio Cesare visse per molt'anni in sana tranquillità e
la sua corte era numerosa di letterati e de' nobili della
città e de' forestieri.
A gara con Federico da Montefeltro,
promosse un'intensa attività urbanistica che diede alla città,
dalla struttura ancora medioevale, un volto rinascimentale.
Nel 1545 Camerino ritorna sotto il dominio
diretto della Santa Sede, fatto questo che segna l'inizio di una
lenta graduale ed inesorabile decadenza.
