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| Castello Pallotta | ![]() |
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Valcimarra |
| Croce | ![]() |
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Vestignano |
| Pievefavera | ![]() |
Il castello Pallotta dà un volto
indimenticabile a tutto il paese di Caldarola: dall'alto del
colle si impone con l'armonia di una costruzione rinascimentale,
che ha preso il posto delle modeste abitazioni dove una volta
aveva dominato il castrum feudale.
Non si hanno notizie certe sulla nascita di questo castello nel quale si entra attraverso Porta Camerte, chiusa da un massiccio portone. Superato il primo cortile con cammino di ronda, saracinesca per la chiusura dell'entrata e relativa caditoia ci si trova in un atrio piuttosto buio; nel vestibolo di sinistra si può ammirare un affresco del 1485. Dall'atrio si passa nella sala delle carrozze, delle sellerie e delle armi.
Attraverso il ponte levatoio si entra nel parco, dove giganteggia uno dei pini più antichi della regione.
Nel piano nobile, tra le numerose sale, completamente ammobiliate, si distingue la sala da pranzo, nella quale è conservata una ricca collezione di ceramiche del '700 e di cristalli di Boemia.
La signoria ed il restauro del Castello di Caldarola furono delegati alla famiglia Pallotta nel 1450 da Niccolò Mauruzi da Tolentino.
Jacopo, ingegnere
militare, colui che già nel 1460 aveva potuto ricostruire tutto
ciò che le guerre e il tempo avevano distrutto, discendeva da
una stirpe di guerrieri-architetti normanni, scesi in Sicilia con
Goffredo di Buglione verso il 1100.
Nel 1296 il capitano di ventura Gugliehno Pallotta difese quasi da solo il ponte di Brindisi " dai franzosi ", armato di una mazza snodata a tre palle, la quale campeggia nello stemma gentilizio concesso in seguito da Bonifacio VIII.
La famiglia ha avuto, nel corso dei secoli, ben quattro cardinali ( Evangelista 1597, Giovan Battista 1666, Guglielmo metà del '700, Antonio 1847) ma, soprattutto, ad Evangelista, elevato alla dignità della Porpora e nominato Prefetto della Fabbrica di San Pietro dal marchigiano Sisto V, la città di Caldarola deve la sua rinascita architettonica e la sua struttura tipicamente sistina.
Alla fine dell'Ottocento, il conte
Desiderio, erede della sensibilità architettonica della
famiglia, si impegna nell'impresa di ripristinare e ricostruire
le opere deteriorate, restituendo al Castello parte dell'antico
carattere militare.

La fortificazione (XIII secolo) a noi
pervenuta, dalla particolare forma a V, risale al periodo di
dominio dei da Varano ed aveva lo scopo di difendere la zona
sud-est delle proprietà della famiglia camerte.
La particolarità di questo "castello" sta nel fatto che l'abitato coincide esattamente con la cinta muraria, al centro della quale si trova la porta d'ingresso a sesto acuto.
La chiesa, all'interno della quale
ci sono ben cinque altari in legno dorato, conserva opere di
Nobile da Lucca, Andrea, Simone e Federico De Magistris, nonchè
un notevole Crocefisso, posto sotto l'altare centrale, ed un rude
quanto possente S. Antonio Abate, entrambi lignei.

L'antico sito di Faveria, sorto in
epoca romana, si caratterizza come statio, cioè stazione
di posta, grazie alla felice posizione geografica, situata lungo
la strada di congiunzione tra la Flaminia e la trasversale che
univa Urbs Salvia ad Ancona.4
Nell'alto Medio Evo (X -XI sec.) il centro, spostatosi nel frattempo sullo sperone roccioso, divenne "pieve" ed andò assumendo via via la forma attuale.
Il paese, infatti, disposto con uno schema a lisca di pesce, risulta circondato da ben tre cinte murarie con portali a sesto acuto.
La Chiesa plebale è stata ricostruita nel XII secolo e rimaneggiata in epoche successive.
Particolare il Sagrato, punto focale della pievania, dove è possibile ammirare alcuni reperti archeologici di epoca romana.
Un più ampio Antiquarium
è posto all'interno della Torre castellare ed offre agli occhi
del visitatore una particolare commistione tra epoca romana e
medioevale, cosa che d'altronde è già evidente nel toponimo del
paese.

Testimonianza concreta e visibile della presenza dei Monaci Benedettini nel territorio caldarolese è data dal rudere della monumentale facciata della Abatia Sancti Benedicti de crypta saxi Latronis, la quale si erge ancora maestosa, seppure mimetizzata tra la vegetazione, appoggiata ad una roccia sovrastante Valcimarra.
Si tratta di una vera e propria fortificazione feudale pronta a raccogliere al suo interno monaci e popolazione locale nei momenti di pericolo.
Interessante anche il piccolo
Santuario della Madonna del Sasso che nasconderebbe, secondo la
leggenda, l'antro della Sibilla Cimaria; all'interno vi si possono ammirare due affreschi:
una Crocifissione e una Madonna col Bambino attribuibili al
Maestro di Patullo.

Il castello ( IX - X Sec.) , con le
modifiche apportate dai Duchi da Varano di Camerino, è pervenuto
a noi nelle sue strutture portanti e rappresenta un valido
esempio di arte castellare, dal suggestivo impatto paesaggistico.
Tuttora, appare costituito da una cinta muraria, al cui interno si eleva una torre circondata da una "corte", riservata al comando della difesa; all'interno d el "castrum", si trova una seconda cinta muraria che congloba le abitazioni della comunità rurale.
Di notevole interesse artistico la ducentesca Chiesa dei Santi Martino e Giorgio, all'interno della quale è possibile ammirare il Trittico di Simone de Magistris, raffigurante l'Ascensione, la Crocifissione e l'Assunzione, intervallato da due riquadri più piccoli con San Giorgio e San Martino.
Si possono ammirare inoltre opere
di Andrea de Magistris e Nobile da Lucca.

