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La Fortezza


Molte e interessanti notizie sulla Rocca d'Acquaviva sono desumibili dai Registri delle Lettere dello Stato di Fermo. Se infatti scarse sono le fonti ed i reperti della Rocca primitiva, il cui nucleo più cospicuo, risalente al 1300, si dovette agli Acquaviva, numerose sono invece le notazioni che concernono la ricostruzione resasi indispensabile a seguito della distruzione operata dai Fermani nel 1447.

La ricostuzione, che i documenti assegnano a Giovan Francesco Azzolino alla data 1474, fu affidata inizialmente a Maestri Lombardi. Interessantissìma è la carta 150 dei citati Registri che cita testualmente: «La Communita nostra haveria desiderio potendose per opera vostra che quello mnagistro fiorentino che ha fabricato la rocca dí Senegallia, venisse sino qui che vorressimo farli vedere il loco comodo iuxta al suo iudicio al fare la rocca dí Acquiaviva». Il magistro fiorentino è Baccio Pontelli che, dal 1479 al 1491, costruì per Giovanni della Rovere la Rocca di Senigallia.

Autore anche del Castello di Ostia, il Pontelli lavorò molto nelle Marche, sotto papa Innocenzo VIII, alle fortezze di Offida, di Jesi e di Osimo. Non sappiamo se e in che misura il Pontelli pose mano alla Rocca di Acquaviva. E' certo che l'impegno profuso fu notevole e molte carte fermane si soffermano sull'entità del materiale usato e delle forze umane impegnate.

la Rocca, governata da Fermo, fu occupata, sia pure per brevi periodi, da Giosia d'Acquaviva, dallo Sforza, dagli Acquavivani sostenitori della rivoluzione giacobina, dal brigante Sciabolone. Nel 1845 passò in enfiteusi ai Conti Neroni Cancelli. Nel 1870 l'acquistò la famiglia Rossi Panelli che la cedette al Comune senza aumento di prezzo. Tale vendita avvenne nel 1907 all'atto dell'utilizzo del Mastio per una cisterna di raccolta delle acque provenienti dalle sorgenti i di Paterno. Due lapidi nella Rocca ricordano l'enfiteusi ai conti Neroni Cancelli e la vendita al Comune da parte dei Rossi Panelli.

La Rocca si presenta con pianta a quadrilatero irregolare, che racchiude un'ampia corte centrale anch'essa quadrilatera, con pozzo, con i vertici rafforzarti da torrioni. Un corridoio con piccoli appostamenti a casamatta è ricavato nello spessore della muraglia. Un tempo doveva essere cinta da fossato.

Il torriore Più alto, il Mastio, ha forma circolare ed è alto circa m. 22. Fortemente accentuata è la scarpata a cono il cui attacco è sottolineato da un cordone, come nelle Rocche di Cesena e Brisighella. Nella parte alta la struttura difensiva aggettante poggia su eleganti beccatelli. Un tempo doveva essere coronata da merli poi sostituiti da un parapetto nel quale vennero ricavate troniere, alloggiamenti per piccoli pezzi di artiglieria

L'interno è occupato da due vani voltati con finestre con sedili, tra loro collegati da una scala in muratura. Il Mastio domina la piazza Del Forte le cui case sono disposte in modo da formare un'elegante corte. Verso l'esterno è ornato con due stemmi: l'Aquila Imperiale su uno scudo e l'antico stemma della città di Fermo con una croce ed una iscrizione oggi illegibile.

Il torrione - posto in diagonale rispetto al Mastio - ha pianta pentagonale.

E' anch'esso munito di difesa su beccatelli e presenta un'altissima scarpata a spigoli vivi quasi a precipizio sulla vallata. Vi si aprono feritoie per bocche da fuoco, circolari e con taglio superiore. Anch'esso presenta, all'interno, due vani sovrapposti un tempo chiusi ma ora visibili dalla corte. E' affiancato da una posterla, la piccola porta di collegamento con l'esterno ad esclusivo uso militare, che immette in un lungo corridoio voltato a botte che accede direttamente al suo interno. Le altre due torri sono di più limitate proporzioni. L'una pentagonale e l'altra quadrata, si affacciano sugli altri due versanti del paese; erano destinate ad armi leggere quali colubrine ed archibugi.

L'intero complesso fu restaurato alla fine dell'ottocento dall'architetto marchigiano Giuseppe Sacconi.

Sulle caratteristiche della Rocca, e, in particolare, sull'accentuato scarpamento, così si esprime Luigi Serra: « ... sembra accennare ai princìpi di Francesco di Giorgio Martini e di Leonardo, mentre il torrione pentagono molto scarpato e con le facce notevolmente sviluppate pare preludere addirittura ai baluardi del secolo XVI»

La Rocca ospita oggi il Museo delle Armi Antiche

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